Pubblicato su riviste

Radio Fantascienza, Trappist-1e, 1f, 1g

Il seguente articolo “Radio Fantascienza, Trappist-1e, 1f, 1g” è stato pubblicato sul mese di febbraio 2019 della rivista radio kit elettronica 

radiokit

RADIO FANTASCIENZA, TRAPPIST-1e, 1f, 1g

trappist

Uno straordinario annuncio è stato divulgato dalla rivista scientifica “Nature” (1) nel febbraio del 2017. A trentanove anni luce di distanza dalla terra si trova una stella ultra fredda, una nana rossa, (2) chiamata Trappist-1 (3) si trova nelle vicinanze della costellazione dell’Aquario. La sua massa è simile al pianeta Giove. Ma la notizia eccezionale è che gli scienziati del “STAR Institute dell’Università di Liegi” (4) guidati dal professor Michael Gillon hanno scoperto sette pianeti orbitanti attorno a Trappist-1 di cui tre si trovano nella zona abitabile.

Si tratta degli esopianeti Trappist–1e, 1f, 1g, (5) tre pianeti con orbite centrali di dimensioni simili alla Terra. La distanza dalla loro stella permette di ricevere energia pari a quella che riceve la Terra dal Sole. Sono pianeti rocciosi, gli scienziati ipotizzano che possano ospitare moltissima acqua liquida.

La costellazione dell’Aquario (6) è osservabile in autunno dall’emisfero nord scrutando il cielo verso sud. Non ha stelle molto brillanti ma fra la quantità di puntini luminosi, anche se appena visibili, vi è certamente Trappist-1.

Trentanove anni luce (7) non sono molti rispetto l’immensità del creato, è un intervallo di tempo che è alla portata del nostro intelletto. La vita media di un uomo teoricamente permette di vivere un viaggio completo di quaranta anni luce. Questa condizione ci consente di fantasticare e svincolarsi dai rassicuranti concetti razionali di tutti i giorni.

Il grado di civiltà del nostro pianeta è molto elevato. Il genere umano ha occupato la Luna e viaggia nel nostro sistema planetario. Abbiamo progetti ambiziosi nella conquista dello spazio anche oltre il sistema solare.

Non dobbiamo dimenticare, però, che già dagli anni trenta del secolo scorso abbiamo lasciato il sistema solare tramite i primi segnali radio, campi elettromagnetici generati agli albori delle telecomunicazioni in onde corte che viaggiano alla stessa velocità della luce. Sono i segnali in queste frequenze i primi a perforare gli strati ionosferici e iniziare il viaggio verso l’universo sconfinato. I primi erano segnali morse poi telefonia e sistemi digitali sempre più efficienti.

Da allora stanno ancora viaggiando. Dal secondo dopo guerra con l’uso anche delle VHF e frequenze superiori, che perforano gli strati ionizzati con facilità, e il servizio satellitare, stiamo inviando una quantità enorme di campi elettromagnetici nello spazio.

I campi elettromagnetici che viaggiano nello spazio non hanno nessun ostacolo che li attenui. Devono, però, competere con la legge fisica dell’inverso del quadrato. La densità dei campi elettromagnetici che si propagano nello spazio è inversamente proporzionale al quadrato della distanza percorsa dalla sorgente. La densità dei campi elettromagnetici diminuisce con legge quadratica durante il loro percorso.

I segnali a onda corta che hanno lasciato il nostro pianeta negli anni trenta stanno ancora viaggiando. La loro densità è diminuita notevolmente. Si tratta di segnali debolissimi che quasi si perdono nel rumore di fondo cosmico, ma ci sono ancora. Per riceverli ed estrarli dal rumore di fondo cosmico e dal rumore di fondo delle antenne e delle apparecchiature riceventi necessita una tecnologia molto raffinata.

I nostri segnali degli anni trenta hanno raggiunto gli esopianeti (8) Trappist–1e, 1f, 1g, verso gli anni settanta del secolo scorso. Ci piace immaginare che in almeno uno di questi tre pianeti si sia sviluppata una forma di vita quale noi la conosciamo. Il grado di sviluppo di questa civiltà dovrebbe essere più avanzato della nostra, solo a questa condizione sarebbero stati in grado di accorgersi di noi, dei nostri segnali. Di riceverli decifrarli e comprenderli.

Possiamo immaginare la loro reazione? No! Non la possiamo immaginare. E’ difficile pensare come si sarà comportata una civiltà a noi sconosciuta. Quali potrebbero essere i loro principi di vita le loro aspettative, i loro sogni, la loro spiritualità.

Decideranno di risponderci? Metterci al corrente della loro presenza. Esprimere i loro sentimenti verso di noi.

Se risponderanno, sapranno costruire apparati ed elaborare protocolli di telecomunicazione adatti a far giungere i loro segnali fino a noi. Elaboreranno un linguaggio adatto alla nostra compressione.

Che cosa potrebbero contenere i loro messaggi di risposta? Potrebbero rivelarsi ostili, vederci come una minaccia. Potrebbero manifestare la gioia per aver trovato dei loro simili, forse anche loro pensavano di essere soli nell’universo. Potrebbero essere accorati messaggi di aiuto se il loro esopianeta fosse in pericolo esistenziale.

Quando ci dovremmo aspettare la risposta? Se loro avessero ricevuto i nostri segnali negli anni settanta del secolo precedente, ipotizziamo dieci anni per permettergli di farsene una ragione, decifrare, elaborare i messaggi di risposta e progettare il sistema di comunicazione verso di noi, i segnali dal sistema planetario Trappist-1 dovrebbero essere partiti verso la fine degli anni ottanta del secolo scorso. Ci dovremmo aspettare la risposta verso la seconda metà degli anni venti di questo secolo.

Abbiamo la tecnologia adatta, saremmo in grado di accorgerci che ci hanno risposto? Possiamo sicuramente rispondere sì. L’ente americano SETI Institute (9), Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Istituto per la Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), è la più preparata organizzazione scientifica americana e a livello mondiale che si dedica a quest’obiettivo da molti anni, dispone della tecnologia e delle competenze adatte a questo scopo. Se i segnali arriveranno, saranno certamente captati.

Noi saremmo pronti? Nonostante siamo alla angosciosa ricerca di vita nello spazio. Se l’ipotesi fantasiosa proposta sarà vera. Alla domanda “Siamo soli nell’universo?” la risposta sarà no. Certamente sarà uno sconvolgimento globale. Saremmo pronti? Accetteremo veramente il fatto di non essere più soli nell’universo? Saremmo disposti a condividere il creato? Prepariamoci.

 

Il disegno è di NASA/R. Kurt/T. Pyle è stato ricavato dal sito internet:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/spazio/2017/02/22/news/la_stella_nana_e_i_sette_pianeti-3432836/?refresh_ce

 

 

 

 

 

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